3.2.09

Una cosa divertente che non farò mai più

Quando Frank accennò al “disperato vuoto di ogni cosa in questo paese”, John si arrestò in mezzo all’erba come folgorato.
“Oh”, esclamò, “l’ha detto. Il disperato vuoto. Cielo, c’è un sacco di gente che la parte del vuoto l’ha capita; laggiù dove lavoravo, sulla costa occidentale, non parlavamo d’altro. Ce ne stavamo seduti a chiacchierare del vuoto per tutta la notte. Ma nessuno ha mai detto disperato, era lì che ci mancava il coraggio. Perché forse ci vuole una certa dose di coraggio per rendersi conto del vuoto, ma ne occorre un bel po’ di più per scorgere la disperazione. E secondo me, una volta che si scorge la disperazione, non resta altro da fare che tagliare la corda. Se si può, beninteso.”
[Richard Yates, Revolutionary Road]

Ultimamente trovo difficile scegliere un argomento per un post del blog perché quando mi guardo intorno vedo solo il Nulla. E io non vorrei parlare del Nulla. Non vorrei perché non riesco mai a definire con correttezza qual è la linea che separa il Nulla da me che ne scrivo. I Fautori del Nulla da me che lo critico. Ma questo è solo un mio problema. Voglio dire, se uno legge di Foster Wallace in crociera lo capisce benissimo qual è il discrimine. Lo capisce cos’è il Nulla, come è fatto. Con me è diverso [ovviamente perché io non sono Foster Wallace. Mi vergogno anche di aver sporcato il suo nome scrivendolo su queste pagine], è diverso perché io credo di aver trascorso così tanto tempo nel Nulla, di essere cresciuto, in compagnia del Nulla, di averlo trovato interessante e a volte piacevole, un tempo, tanto che il Nulla è una parte di me, io nel Nulla ci vivo - voglio dire, come faccio a criticarlo senza mettere in discussione tutto me stesso? Come faccio a tagliare la corda se la corda è una vena?
Però non riesco a non farmi delle domande. A tentare di capire come il Nulla si costruisce, si struttura. [Come è possibile che così pochi, ancora, abbiano trovato il coraggio per il disperato]. Per esempio, ieri sera ho visto X-Factor.
X-Factor è una delle manifestazioni del Nulla. Un programma televisivo di tre ore, in prima serata, il cui scopo dichiarato è quello di individuare un vero talento [dove il termine talento è qui da considerare come sinonimo di fenomeno (da baraccone), (bravo) imitatore, giusyferreri] musicale e farlo diventare la pop-star della prossima estate. A X-Factor, quindi, si canta. Le esibizioni durano un minuto e quaranta. Si esibiscono dieci cantanti. Viene quattordici. Quattordici minuti di canzoni in un programma di tre ore. Dato che tali cantanti sono delle nullità, avremo un quarto d’ora circa di nullità e due ore e tre quarti nelle quali si parla delle nullità o di Nulla in generale, ovvero centosessantacinque minuti di Nulla al quadrato[1]. Il programma è condotto da Francesco Facchinetti (il figlio del Nulla - e non sto parlando del membro dei Pooh), con Simona Ventura (il Nulla al potere), Morgan[2] (il Nulla che però non vuole darlo a vedere) e Mara Maionchi (mia nonna alle prese con il Nulla). X-Factor, Nulla televisivo, come paradigma del Nulla disperato, del vuoto totale che tutti ci avvolge e risucchia. Ci siamo?
Ok. Ma allora perché la visione di X-Factor non provoca negli spettatori l’unica reazione che, appurato ciò, sarebbe logico aspettarsi? [E parlo di pianto a dirotto, urla, brividi, lancio di oggetti contro il televisore: è questa la reazione che sarebbe logico aspettarsi]. Perché c’è gente, gente anche insospettabile, che sa dire anche cose sensate, che impazzisce di gioia, che si emoziona guardando, chessò, Simona Ventura che dice al tizio grasso che si è appena esibito robe tipo: “Mi sei arrivato dritto al cuore”?[3]
Ho provato a rispondermi così: X-Factor è costruito in modo tale da dare l’impressione che stia realmente succedendo qualcosa, che quello che vediamo abbia un senso.
Prima di tutto, la gara. Ogni puntata viene eliminato un “artista”, ci sono i giudici, ci sono i voti da casa. Il ritmo non esiste. Oggettivamente una gara del genere non interesserebbe a nessuno[4], però c’è, e se ne parla come se fosse una roba seria, come se dall’esito del televoto dipendessero migliaia di vite. Per non parlare dell’elemento diacronico. Voglio dire, guardando la gara di X-Factor automaticamente facciamo riferimento ad altre gare, canore (Sanremo come il torneo di karaoke con le amiche della balera) e non (non so, la Formula Uno?), e parte tutto un meccanismo di suspense, di attese, di rischio. Il rischio: un altro elemento chiave. Le nullità che partecipano ad X-Factor ci vengono presentate come persone che son lì a rischiare, a mettersi in gioco. Noi lo sappiamo - o meglio, dovremmo saperlo - che nessuno si gioca niente: le nullità sono e saranno tali nonostante Simona Ventura si emozioni[5]. Il processo innescato dal gioco non è di miglioramento per nessuno. Eppure il rischio mantiene sempre aperte due possibilità: canterà bene o male? I giudici applaudiranno o vomiteranno? Il pubblico voterà o no?
Poi, se la gara non vi basta, quel Nulla chiamato X-Factor ha deciso per voi di muoversi in un contesto molto preciso, di usare un codice specifico: la musica[6]. Come abbiamo già detto, di musica se ne sente per un quarto d’ora - venti minuti al massimo[7]. Ma che importa? Tanto basta a dare la stura a tutta una serie di ammiccamenti, di strizzatine d’occhio allo spettatore a casa che subito si sente coinvolto, deve dire la sua riguardo a quel problema di intonazione, alla messa in scena, all’interpretazione. È una cosa che si chiama Funzione Referenziale[8].
Ora non abbiamo tempo [ma soprattutto, io non ne ho voglia], ma un discorso simile si potrebbe fare su Facebook.
Facebook è una manifestazione del Nulla come X-Factor e, come e di sicuro di più della trasmissione di RaiDue, riscuote enorme successo. Per quale motivo? Perché Facebook consente addirittura di dare una forma al proprio Nulla. Trascorri le tue giornate non facendo un cazzo? Vai su Facebook e scrivi “… non ha fatto un cazzo”, oppure ti iscrivi al gruppo “Tra Messenger e Facebook non ho fatto un cazzo nemmeno oggi”.
Il bello è che questo procedimento, questo potere che ha il Nulla di sembrare Qualcosa, può funzionare anche al contrario. Si può prendere Qualcosa e costruirci sopra il Nulla, dargli la forma del Nulla.
Un esempio? Allora, ci stanno due ragazzini e un tizio di quasi trent’anni in giro per una cittadina in provincia di Roma, di notte. Forse hanno bevuto, forse hanno fumato, forse hanno sniffato. Forse tutt’e tre le cose. A noi non interessa molto. Il fatto interessante è che questi tre trovano un barbone su una panchina della stazione, lo insultano, lo picchiano, gli danno fuoco. Il barbone in questione è indiano, ma non era importante per gli assalitori, “non doveva essere per forza uno straniero. Se era romeno o negro non ci fregava niente. Siamo passati dalla stazione e abbiamo visto uno sulla panchina”[9]. Questo certamente è Qualcosa, giusto? Non è forse la prova del fatto che la tanto agognata Sicurezza per molti è ancora un sogno? Non ci fa riflettere sul modo in cui in Italia vengono considerate le persone “in difficoltà”? Non c’è da pensare al razzismo, dato che uno dei tre ha detto sì che “non doveva essere per forza uno straniero”, ma dopo ha detto “romeno” e “negro”, non “italiano”? No. Si è trattato di “un'azione crudele e spietata fatta da giovani senza niente di speciale uniti dal vuoto e dalla noia”[10]. Si è trattato di Arancia Meccanica. Si è trattato di Giovani-annoiati senza niente da fare. Si tratta di sociologi e psicologi da talk show che ciarlano per ore su cosa possa spingere dei ragazzi normali, della Società di Oggi, senza idee o ideali o cose da dire o da fare, ad episodi di tanta efferata violenza. Sarà stato forse l’aver incontrato un poveraccio non italiano indifeso proprio nelle settimane in cui in agenda ci stanno gli stranieri stupratori? Sbagliato. Era il Nulla.
_____________
[1] A cui segue un programma che si chiama Scorie, condotto da Nicola Savino [1a], in cui si commenta la puntata di X-Factor appena andata in onda: il Nulla alla terza.
[1a]
Che prima o poi qualcuno dovrà pur dichiarare inabile a TUTTO.
[2] Se volete approfondire, su Morgan c’è tutta una letteratura che vi consiglio caldamente. Io mi permetto solo di riportare una sua frase, direttamente dalla puntata di ieri del programma: “La guerra è brutta perché distrugge le cose, non solo le persone. La guerra distrugge le cose. Le cose sono belle”. Applausi.
[3] Voglio dire, Simone C. Tolomelli: io gli ho anche dato retta, a volte. Spesso sono stato d’accordo con lui. Cioè, almeno lui credo lo paghino [3a], ma tu, Simone? Ti pagano? Io lo spero, per te, almeno.
[3a] In quanto membro del cast di opinionisti del Processo a X-Factor [3b] (almeno credo si chiami così).
[3b] Il Nulla alla quarta.
[4] Oltre al fatto che i cantanti sono talmente mediocri da impedire, alla persona assennata, ogni forma in empatia, la gara e divisa in due parti, due manche, quindi a metà serata il programma ricomincia da capo provocando, sempre nelle persona assennata, un sonoro “eccheppalle”.
[5] I vincitori della scorsa edizione hanno preso in gruppo il posto all’Esselunga che apparteneva a Giusy Ferreri. Lei adesso se la spassa un po’, ma io non credo che supererà l’inverno.
[6] Il Grande Fratello ha: il Sociale, la Ggente Vera.
[7] E quella che si sente in genere fa cagare.
[8] E funziona!
[9] Dal Corriere On Line.
[10] Da Repubblica.it.

5 commenti:

ossimorosa ha detto...

Bene, ho letto tutto. E adesso devo confessarti una cosa: ieri l'ho visto anche io.

(coussi)

Heike ha detto...

Basisco.
Sto qui e fisso il monitor.
Non faccio nulla, non dico nulla.
Son qui e, nel mio cuoricino, ti applaudo.
PS: faccia di palta lo dice Calvin a Hobbes, sovente.

(dinte)

indiano ha detto...

l'ho letto quasi tutto (tranne la citazione iniziale. ultimamente ho la sindrome da inizio. salto in mezzo e vedo dove il discorso è già avviato. passerà. credo.).

2 riflessioni:
1) il mezzo è il messaggio. se x factor lo facessero nei teatri non se lo cagherebbe nessuno
2) fai sociologia? (non prenderlo come un insulto, a priori...)

gb ha detto...

wow
non credevo che qualcuno avrebbe davvero letto tutto

per le prossime volte, vi do un consiglio:
leggete un paio di frasi a metà post (l'importante è che non siano la prima e l'ultima), ne copincollate una nei commenti e sotto scrivete cose tipo "hai ragione" o "io lo dico sempre" o "è vero" o "falla finita". nessuno si accorgerà che non avete letto tutto, anzi, darete l'impressione di aver riflettuto su ogni frase e aver scelto tra tutte quella che per voi significa di più.

ora, se lo fate con me, sappiate che io so.
vi state chiedendo se l'ho fatto con voi? mettiamola così: non me lo ricordo, ma di sicuro sarà no.

>indiano: no, NON faccio sociologia

(dersa)

paloz ha detto...

Il Nulla domina. Rassegnati.
Io l'ho già fatto.