24.1.09

Phil, la marionetta senza fili / II

Un pugno di palazzi altissimi chiusi da mura altrettanto alte, su una collina: ecco come si presentò la città a Phil. E gli piacque molto.
Corse verso la grande porta principale, dimenticandosi della stanchezza del viaggio (il sandwich era servito a ben poco). In men che non si dica si ritrovò nella piazza del Palazzo. Attorno a lui, un sacco di marionette che nemmeno avevano l’intenzione di notarlo. Erano tutti intenti ad osservare quello che accadeva sulla scalinata del Palazzo. Phil dovette arrampicarsi su un lampione per riuscire a vedere qualcosa.
C’era una specie di trono sul quale sedeva maestosa una marionetta che doveva certo essere la più importante della piazza, forse dell’intera città, ma che Phil non riconobbe. Di sicuro, aveva il maggior numero di fili che Phil avesse mai visto su una marionetta: sei o sette in testa, tre per ogni spalla, quattro partivano da entrambi i polsi, due per ciascun ginocchio. Addirittura uno sul piede destro. Ed i fili erano spessi e più robusti e lucenti del cotone e di qualsiasi altro materiale con cui - per quanto ne sapeva Phil - nascevano le marionette. E il colore, poi. I fili di quella marionetta erano del rosso più rosso di tutte le cose rosse che uno può immaginare tutte insieme. E le sue vesti erano le più eleganti, e la sua voce la più profonda. E diceva cose che Phil non capiva, e non perché fosse uno stupido o non ci sentisse bene, ma perché quella marionetta venerabile usava soltanto le vocali. E tutti applaudivano fragorosamente.
Ad un tratto, maestosamente levò un braccio ed indicò un punto lontano davanti a sé. Quando tutte le marionette assiepate in quella piazza volsero lo sguardo verso Phil, egli capì che la marionetta con tanti fili stava indicando proprio lui.
“A - e!”, disse la marionetta maestosa.
“Fategli largo!” urlò qualcuno tra la folla. “Fatelo passare!”, “Il Re vuole vederlo!”, gridarono altri.
Una marionetta piccola ma distinta venne fuori da non si sa dove e prese Phil per un braccio. Attraversarono rapidi lo spazio che li separava dal trono sulla scalinata del Palazzo, tra gli occhi sbarrati di migliaia di marionette.
“I - èi?”, disse il Re.
“Sua Maestà vuole sapere chi sei”, tradusse la piccola marionetta distinta a Phil vedendo che non capiva.
“Sono Phil, la marionetta senza fili”, rispose lui.
“O - è - oìie - e - aioèe - èa - ìi - o -òo - ài - eiìe - u -èi - aère - àe - oèa - aào”, disse il Re. E mentre parlava, ora che Phil gli era così vicino si accorse che aveva un filo sottile anche attaccato alla bocca.
“Hai qualche spiegazione da dare?” chiese la marionetta distinta, in tono austero ma anche amorevole.
Phil tacque.
La folla vociava. Serpeggiò il dubbio che Phil fosse un burattino. Il Re, tradotto dall’altra marionetta, glielo chiese. Ma Phil fu perentorio. “Sono Phil”, ripeté, “la marionetta senza fili”.
“Ma Phil caro”, provò ad insistere la marionetta distinta, “sai bene che le marionette senza fili non sono mai esistite. Tu non puoi essere senza fili. Ne avrai prue qualcuno, da qualche parte”.
Allora Phil si ricordò della vecchia che lo aveva interrogato accanto al ponte sul fiume, del filo argenteo che gli aveva dato. Si ricordò anche di sua madre, ma si disse che per queste cose non era il momento adatto. Estrasse il filo dalla tasca e lo mostrò al Re, alla piccola marionetta distinta e a tutti gli altri. La folla tirò un sospiro di sollievo. In qualche angolo della piazza partì un applauso.
“Oa - ì!”, esclamò Sua Maestà.
“Perché lo tieni nascosto, il tuo bel filo?”, chiese il portavoce (o meglio: il porta-consonanti) del Re. E senza aspettare una risposta disse: “Legalo al collo, in modo che tutti possano vederlo”.
L’idea parve entusiasmare tutti. In particolare, una marionetta in prima fila, sotto la scalinata del palazzo, che gridò: “Sì! Al collo! Al collo!” La marionetta distinta strappò il filo dalle mani di Phil e ne annodò una delle estremità fino a formare una specie di cappio, ma toccava al Re ornare con quel filo d’argento il collo di Phil. La marionetta porse a Sua Maestà con una riverenza il filo annodato, ma questo si slegò. “Iaàe!”, lo ammonì il Re, che provò a fare il nodo da solo, senza riuscirci. “Aiùai!”, strepitò Sua Maestà. La marionetta distinta gli si avvicinò, ma in due non riuscirono ad annodare quel filo. Altre marionette vennero in aiuto. Prima solo i cortigiani, poi tutti quelli nei pressi del trono, poi, mano a mano, ogni singola marionetta presente nella piazza del Palazzo. Tutti intorno al filo d’argento che la vecchia aveva dato a Phil.
Poi successe una cosa davvero, davvero strana. Le marionette che si trovavano alle estremità della folla si sollevarono da terra. Cominciarono a girare, prima lentamente, poi più veloce, da una parte e dall’altra. Più giravano, più si alzavano dal selciato della piazza, finché anche le file più interne di marionette spiccarono il volo. Phil, allontanatosi per non essere travolto dalle marionette vorticanti, guardò in alto. Tutti i fili di tutte le marionette della piazza si erano intricati in un nodo enorme, alto nell’aria.
Phil si guardò attorno. Voleva andarsene. Doveva solo decidere quale direzione prendere.

4 commenti:

kin'xp ha detto...

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paloz ha detto...

Appena ricomincio a respirare lo leggo. Sorry

madmac ha detto...

complimenti, una prosa molto curata, hai lavorato proprio di fino, bravo!

gb ha detto...

grazie
l'ho scritta pensando a sua maestà Italo Calvino