22.1.09

Phil, la marionetta senza fili / I

C’era questa manciata di case, al fiume, giù a valle. Baracche, a dire il vero. Alcune nient’altro che la conseguenza di un ordine particolarmente simmetrico seguito dai giunchi. In una di queste vivevano la marionetta Phil e sua madre.
Tutti volevano bene a Phil, da quelle parti. O meglio: tutti, quando si sentivano osservati, gli volevano bene. Se non c’era nessuno - nessuno che potesse biasimarli, almeno - evitavano con gran cura di rivolgersi a Phil, di parlargli, addirittura, a volte, di guardarlo. Phil se ne accorse dopo che la madre si ammalò e dovette restare chiusa in casa, a letto, per qualche giorno. Altrimenti, lei non lo lasciava mai solo in mezzo agli altri. Non che gli corresse dietro di continuo a infilargli la camicia nei pantaloni: bastava che fosse abbastanza vicina da riuscire a sentire quello che veniva detto e vedere quello che non veniva detto a parole. Più tardi, piangendo, si sarebbe pentita di aver mandato suo figlio tutto solo a prenderle un annodatore per i suoi fili. Phil, piangendo anche lui, le avrebbe raccontato di come la marionetta giù al negozio gli avesse chiesto a cosa gli potesse mai servire un annodatore se lui i fili non li aveva. “Questo è davvero il colmo”, aveva detto il venditore, “Phil, la marionetta senza fili, che vien qui a comprare un annodatore”. “È per mia madre”, aveva risposto Phil educatamente, “sta male e le serve un annodatore. Crede che uno dei suoi fili si stia per rompere”. “Capisco”, disse la marionetta del negozio sforzandosi di smettere di ridere. Poi, rovistando nei cassetti dietro al bancone, senza motivo tirò fuori qualcosa di simile a un grosso piatto d’argento, ma più luminoso, e lo poggiò sul bancone, in verticale, in modo che Phil potesse vedere che c’era sopra.
E sopra non c’era niente [arrivato a questo punto, mentre lo raccontava alla mamma, Phil fu letteralmente scosso da un violento singhiozzo e dovette prendere un altro fazzoletto per tamponare le altre lacrime]! Sopra di lui - perché questo vedeva su quel piatto strano: se stesso - non c’era assolutamente niente, nemmeno la più piccola traccia di fili. Controllò bene sopra la testa, sulle spalle, sui polsi: niente. Aveva ragione il venditore: Phil era una marionetta senza fili. E a pensarci gli veniva ancora più da piangere, perché non è che non se ne fosse mai accorto. Ne aveva avuto il dubbio, osservandosi le ginocchia, i polsi, ma l’idea che potesse esistere una marionetta senza fili gli sembrava così assurda, e quello che gli aveva detto sua madre (che lui i fili li aveva, solo che erano chiarissimi, quasi trasparenti, e quello che aveva in testa era grosso e luccicante) era così affascinante e convincente - insomma, ci era voluto un idiota con un piatto tenuto chiuso in un cassetto per fargli capire come stavano sul serio le cose: Phil, il piccolo Phil, il povero piccolo Phil, non aveva i fili.
“Stai a sentire”, disse la madre, “possiamo sempre far finta che tu sia un burattino”.
“Mamma! Lo sai benissimo che non è vero”, esclamò Phil.
“I burattini non hanno i fili. Tu non hai fili. Che c’è di male a dire che sei uno di loro”.
“Prima di tutto”, disse Phil, “i burattini abitano molto lontano da qui, agli antipodi. Secondo, hanno la testa più grossa di noi. Terzo, invece dei fili hanno una veste e una cosa, sotto. Lo so perché ce l’ha spiegato la maestra la settimana scorsa, quindi è vero. E quarto, che è la cosa più importante, io sono tuo figlio e tu sei una marionetta, e papà era una marionetta, ed è proprio impossibile che due marionette facciano un burattino, e se non ci credi lo chiederò alla maestra”.
“Ma io ci credo”, disse la mamma, accarezzando la testa senza filo di Phil. “Io ci credo. Hai ragione. Però devi ammettere che non si vedono tutti i giorni marionette senza fili, eh, Phil? Tu ne hai mai vista una? Invece di burattino io ne ho incontrato qualcuno. Anzi, sono molto simpatici, non dar retta a quello che si dice sul loro conto. Phil, magari tu sei un burattino, lo sei veramente. Potresti essere il primo burattino nato da due marionette. Il primo in assoluto. Ci hai mai pensato? ”.
Phil batté il pugno senza filo sul comodino accanto al letto della madre e disse con assoluta fermezza: “Io non sono un burattino. Io sono una marionetta senza fili, sono così e basta”.
“E allora perché hai pianto così tanto?”.
“Non lo so”, rispose Phil, la marionetta senza fili.



Per arrivare in città doveva attraversare il fiume, per attraversare il fiume doveva superare la casa della marionetta più vecchia che lui avesse mai visto, quella che i suoi coetanei chiamavano “strega” e che secondo lo mamma aveva semplicemente qualche rotella fuori posto.
Perché Phil stava andando in città? Ad essere sinceri, non so proprio spiegarvelo. La mattina dopo quel giorno fatidico, dopo aver piagnucolato così tanto, si era alzato dal letto con una balzo, aveva detto ad alta voce: “Mamma, vado in città!” e non aveva aggiunto altro se non “Mi prepari un sandwich per il viaggio?”. La madre aveva preso il pane, il prosciutto, e aveva cominciato a porsi la stessa comanda che vi fate voi. Pensava che Phil volesse scoprire se in città c’era qualche altra marionetta senza fili come lui, oppure volesse solo andarsene dal paesello sul lago e incontrare altra gente - e almeno non dover più vedere il tizio che vende annodatori. Oppure niente di tutto questo. Oppure tutto questo insieme. Comunque smise presto di congetturare. In un certo senso, lei sapeva che prima o poi sarebbe arrivato quel giorno. Gli diede il sandwich in un piccolo zaino e lo baciò nel punto esatto della testa in cui avrebbe dovuto trovarsi il filo.
La vecchia marionetta se ne stava raggomitolata su una sedia di fronte alla porta della sua baracca, dove la sabbia lasciava il posto agli assi di legno del ponte sul fiume. “Ecco perché nessuno vuole mai andarsene da qui”, disse tra sé Phil. In effetti, la vecchia, oltre a non avere - con tutto il rispetto - un aspetto anche solo sopportabile alla vista, si sentiva come in dovere di interrogare tutti quelli che le passavano accanto, e se non le piacevano le risposte, era anche capace di bloccare l’ingresso al ponte con il suo lungo bastone nodoso. Quando vide Phil avvicinarsi si rizzò sulla sedia, i suoi fili argentei guizzarono.
“Guarda, guarda. Chi abbiamo qui?” disse la vecchia, che era anche mezza cieca.
“Sono Phil, la marionetta senza fili”.
“E dimmi, Phil-la-marionetta-senza-fili, cosa ci fai da queste parti? Non sarai certo venuto a fare quattro chiacchiere con questa povera vecchia pazza”, chiese lei, e la sua voce si faceva man mano più piccola e stridula. Phil la sentì appena.
“Vado in città”, egli rispose, sicuro.
“Ne sei sicuro?” ribatté la vecchia.
“Lo sono”, disse pronto Phil.
Poi successe una cosa strana, che Phil non riuscì a spiegarsi. La vecchia marionetta si alzò in piedi, entrò in casa e ne uscì con quello che sembrava uno dei suoi fili d’argento. Lo diede a Phil e disse: “Io non ne ho più bisogno, sono vecchia ormai”. Si rimise a sedere e non fece più nulla. Phil si chiese se non fosse morta, poi si mise il filo della vecchia in tasca e attraversò il fiume alla volta della città.

(continua)

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