28.12.08

Ai Post l'ardua Senténz

"Gli antologizzati Las Vegas" season finale

E così oggi si conclude il nostro splendido ed entusiasmante viaggio in compagnia degli autori di Rien ne va plus [almeno credo si chiami così], l'antologia Las Vegas di prossima uscita.
Last but not least [almeno credo si dica così], abbiamo il blog Ai Post l'ardua Senténz. Per facilitare a tutti le cose, ho scelto un post che è anche una specie di autobiografia dell'autore. Have fun!

Potevate dirlo prima

Un estate di diversi anni fa mi trovavo a cena da un amichetto del mare, tra una fetta di prosciutto ed una di melone la mamma del suddetto amichetto mi si rivolse domandandomi:
”Ma tu sei il terzo figlio?”.
Io di getto risposi: ”Si”.
La signora prese un'altra fetta di prosciutto crudo, e con una certa naturalezza aggiunse:
”Allora tu non eri voluto,insomma non eri programmato”.
La guardai come una vittima fa con il suo carnefice, tentai di nascondere l’effetto disarmante che quelle parole avevano avuto su di me e continuai a mangiare, senza per altro riuscire a buttare giù più niente. Finita la cena liquidai l’amichetto “marino”, e corsi verso la roulotte dei miei, dove trovai mia madre che sparecchiava leggera.
La guardai con altri occhi, come se non l’avessi mai riconosciuta, come quando mia sorella maggiore mi faceva credere che io ero adottato solo per farmi arrabbiare.
“Mamma, ma io non ero voluto? “.
Mia madre mi guardò trattenendo la risata e cercò di rispondermi più seriamente che poteva.
“E questa da dove ti viene?”
Odio le persone che rispondono ad una domanda con un'altra domanda
“Mi ha detto la mamma di Alberto che il terzo figlio non è voluto,che vuol dire?… che mi avete fatto per caso?
Mia madre si fermò un attimo per ponderare le parole, mi guardò negli occhi e iniziò a ridere, infine mi rispose buttando la spazzatura nel cestino:
“E’ vero, ma alla fine ti abbiamo tenuto nooo?”
A questo punto mi trovai combattuto tra l’odio per il suo sorriso e l’odio per la sua risposta , di getto risposi come un precoce Woody Allen: “Meno male che siete cattolici”.

Ecco, se dovessi presentarmi non potrei far altro che partire da questo aneddoto, che rappresenta meglio di qualunque altra cosa il concetto di essere capitato in una situazione più per caso che per un reale desiderio.
Da quell’estate sono passate tante altre stagioni, le stagioni si sono sommate e sono diventate anni e, in quegli anni, una sorta di diario mentale si è piano piano costruito in me, finché quell’enorme archivio ha chiesto di essere catalogato per essere svuotato e aggiornato nuovamente. È da allora che ho deciso di iniziare a scrivere.
Alle elementari il mio approccio con il mondo accademico non fu dei migliori, scrivevo temi in cui volevo insegnare agli alieni a giocare a subbuteo e venivo redarguito per essere ”uscito fuori tema”.
Questa è un'altra espressione che mi ha seguito come un ombra per tutta la vita, senza averne mai realmente capito il significato. E’ come dire a Schumacher che aveva fatto, si una buona gara, ma che stava andando troppo veloce.
Finiti i primi cinque anni di scuola, non feci altro che attraversare il viale di fronte a casa mia e fui pronto per le scuole medie, dove invece scrivevo di professori come biscotti da inzuppare nel latte.
Alle medie mi fecero presente che una fantasia sviluppata va tenuta sotto controllo, e che le briglie giuste erano l’analisi grammaticale e la sua variante logica (COSA CHE PERALTRO AD OGGI NON MASTICO ANCORA BENE).
In terza media la mia vita venne sconvolta, conobbi l’universo femminile e tutto quello straordinario-bellissimo-penoso-doloroso mondo che gira intorno a loro. In gita a Cervia una disgraziata volle addirittura instaurare una relazione con me, io non conoscendo bene le modalità di coppia mi limitavo ad andare a trovarla in bici il pomeriggio verso le quattro e se ricordo bene il gesto più romantico che feci per lei fu togliergli il pepe dal suo panino alla mortadella.
Finita anche quell’avventura, fu il tempo degli esami e di controllo periodico dello stato dei miei peli.
Uscii da quella scuola marchiato come “Distinto” ed in aggiunta mi si consigliava di proseguire gli studi letterari come se ce ne fossero stati precedentemente.
Fu un’estate bellissima e piena di sorprese, fu l’estate che consacrò definitivamente il mio amore per i libri, per quello che c’era scritto dentro, per il loro profumo, per quello che mi facevano diventare la notte mentre dormivo e pure da bello sveglio.
Purtroppo in quei meravigliosi tre mesi dovetti decidere anche come proseguire i miei studi.
Vivevo in strane contraddizioni. Volevo proseguire con un liceo classico, poi una notte trovai mia Sorella che ripeteva in latino durante la notte come una moderna Catilina.
Alcuni mesi dopo scoprii non solo che Catilina non era una donna ma che non avrei mai fatto un liceo.
Dopo la lettura di On the Road e della quasi totalità delle opere Beat, pensai anche di girare il mondo lavoricchiando, pensai che fosse un’idea stupenda quella di cambiare lavoro continuamente senza nessuna sicurezza verso il futuro, poi questa poesia l’hanno chiamata flessibilità e non l’ho trovata più cosi romantica.
Alla fine optai per un istituto tecnico linguistico, che in teoria mi avrebbe aperto le porte del mondo con le chiavi della lingua ma alla fine scoprii un sacco di fantastici autori francesi e poco altro. Va detto che per i primi tre mesi della prima superiore ho pianto quasi regolarmente ogni qualvolta tornavo a casa, non ero a mio agio perchè non riuscivo a distinguere i delinquenti con una loro dignità letteraria dai finti fenomeni che adesso di lavoro ti telefonano solo per dirti quanto è conveniente telefonare dalle tre alle quattro invece che dalle quattro alle cinque…..e lo fanno telefonandoti mentre stai cenando.
In quegli anni fui di tutto, un punk londinese con discreti difetti di pronuncia, un rapper incazzato nero con non si sa bene chi e tante altre cose che non saprei nemmeno definire. Nell’estate di passaggio dalla terza alla quarta scoprii che essere me stesso non era tanto male, ebbi consapevolezza di questa cosa nel viaggio-studio in Inghilterra che era tappa fondamentale dell’adolescenza di ogni borghese che si rispetti.
In quell’estate feci di tutto tranne che imparare l’inglese, quando mio padre sentì il nuovo accento romano con cui ero tornato capì che con me sarebbe stata più dura che con gli altri due figli.
Una mattina, tornato ormai in patria, il mio vicino di casa mi portò al mercatino dei libri usati, sede storica della sinistra creativa aretina…cretina più che creativa scoprii col tempo.
Da quel giorno non li ho più abbandonati e loro di conseguenza hanno fatto con me.
Iniziai a far leggere le mie cose, scontrandomi spesso col mio ego, con boccali di birra da litro e con cadute in motorino di ritorno da concerti infiniti.
Mi liquidarono dalle superiori con il minimo che era il giusto esatto compenso di una carriera scolastica minima.
Finita quell’esperienza decisi che non volevo proseguire gli studi, feci domanda per fare l’obiettore di coscienza credendo che lo stato sarebbe venuto a prendermi da lì a poco. Passarono più di dieci mesi, e in quel periodo una sera di fronte ad un concerto piuttosto fiacco, mi rivolsi a Michela e dissi:
“Mi sa che mi iscrivo a Lettere”
Un mese dopo la mia iscrizione all’Università di Arezzo, La Asl 8 mi comunicò che i miei servizi erano richiesti all’ex-manicomio.
Furono dei mesi stupendi!
La burocrazia italiana veniva masticata e rivomitata da quei vecchietti incapaci di vestirsi da soli, che spesso ti minacciavano con le bottiglie o si mettevano a piangere se alle undici spaccate non stavano fumando una sigaretta, persone da cui ho imparato ad essere un po’ meno normale e un po’ più unico.
Nel frattempo molti amici si erano trasferiti a Bologna, città divenuta la San Francisco d’Italia. Dopo diverse visite e finito il mio impegno civile, mi ci trasferii una mattina a caso: l’11 settembre 2001.
In quella città ho fatto di tutto tranne il ciò per cui realmente ero andato: laurearmi.
Sono stato un lavapiatti in un unto ristorante messicano con il cuoco di Taranto, ho fatto pulizie negli uffici, il responsabile di sala per un festival d’animazione e il deejay radiofonico.
Mi sono innamorato, mi sono autodistrutto per amore in una stagione da portiere di notte. Unica costante: ho continuato a scrivere.Lì, in quei sei mesi di stagione alberghiera, ho capito che la letteratura non deriva per forza dai momenti dolorosi e che fondamentalmente se non rido io, sono comunque capace di far ridere gli altri .Ed è questo quello di cui riesco a scrivere, di lacrime che diventano risate e di risate che diventano lacrime che non posso che usare come inchiostro.

PS: Se avete anche voi un blog e volete che lo presenti qui per cresime battesimi o matrimoni non avete che da chiedere.

4 commenti:

AmosGitai ha detto...

Con la speranza che abbia passato un sereno Natale ti auguro un felice 2009!!!

CINEMAeVIAGGI

Damiani ha detto...

Lodi lodi lodi

all'attesissima antologia di Las Vegas!

E "ai post l'ardua sentenz" è un blog pazzesco!

complimenti!

p.s.: fai anche comunioni?

gb ha detto...

comunioni e bar-mitzvah

galloz ha detto...

glazie...col mandarino me la cavo male...meglio col bergamotto